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Epatite C: una lotta da vincere.
Oggi si può guarire dalla malattia, a patto che sia identificata nei primi stadi di sviluppo

L'epatite C è una malattia che fa paura ma combatterla è possibile.






Questo il messaggio lanciato dagli esperti in occasione dell'incontro stampa informativo "Epatite: ci confrontiamo", promosso da Cnr Radio con la partecipazione di EpaC Onlus.






Secondo l'Organizzazione mondiale della sanità l'epatite C è un'emergenza sanitaria globale. L'Italia è ai primi posti in Europa per numero di casi e per mortalità legata alle malattie epatiche, come cirrosi e tumore del fegato, che per oltre la metà dei casi sono correlate all'infezione cronica dal virus Hepatitis C virus (Hcv).






Antonio Gasbarrini, ordinario di Gastroenterologia presso l'Università Cattolica del S. Cuore ha spiegato: "Più del 60 per cento dei quasi 1.100 trapianti di fegato realizzati nel 2011 in Italia è legato a malattie epatiche causate dal virus Hcv. Per questo contrastare l'epatite C è un obiettivo sanitario fondamentale, che l'Organizzazione mondiale della sanità ha definito prioritario per combattere le malattie epatiche". Guarigione possibile Gloria Taliani, docente del Dipartimento di Malattie Infettive e Tropicali presso l'Università La Sapienza di Roma ha detto: "Oggi guarire è possibile: lo standard terapeutico permette di raggiungere una completa guarigione nel 50-80 per cento dei pazienti".






Importante scoprire l'infezione in tempo Taliani ha aggiunto: "Attualmente solo una parte dei pazienti con infezione cronica da virus Hcv viene riconosciuta e trattata e non tutti i pazienti dopo la diagnosi possono cominciare la terapia, valutata dallo specialista in base alle caratteristiche di ciascun paziente e allo stadio dell'infezione". Giuseppe Ippolito, direttore scientifico dell'Istituto nazionale per le Malattie Infettive Lazzaro Spallanzani di Roma ha spiegato: "Il primo obiettivo è dare una chiara informazione sulle vie di trasmissione del virus e sui primi campanelli d'allarme a cui fare attenzione, per scoprire l'infezione nei primi stadi". Occhio alle transaminasi Ippolito ha continuato: "Il virus Hcv si trasmette attraverso il contatto con sangue infetto e, poiché non esiste un vaccino, è importante evitare comportamenti e pratiche a rischio. Nella maggior parte dei casi l'infezione non provoca sintomi per molti anni e la diagnosi può avvenire solo attraverso specifici esami del sangue. Uno dei primi campanelli d'allarme a cui fare attenzione è il livello di transaminasi nel sangue. Se questo livello è alterato è opportuno rivolgersi al proprio medico per valutare analisi più approfondite".



(Fonte: TGCOM)


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