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Farmaci con biosimilari risparmi fino a 25%, ma poco usati



Da esperti decalogo contro luoghi comuni
Un sempre maggior numero di farmaci biologici, quelli spesso così costosi da mettere in serio pericolo le casse del Ssn, ha il suo corrispondente biosimilare, con un risparmio possibile fino al 25%, ma ci sono ancora forti resistenze alla loro adozione. A mettere in fila le dieci affermazioni più importanti su questo tipo di farmaci sono stati gli esperti nel convegno 'il decalogo dei biosimilari' a Roma. ''Quello che si dovrebbe capire - ha spiegato Armando Genazzani, responsabile scientifico del Convegno e farmacologo dell'università del Piemonte Orientale - è che se un farmaco biosimilare è stato approvato dalle autorità europee può essere usato al posto dell'originator. Questo può portare a un risparmio anche del 25% su terapie molto costose''. Il decalogo contiene affermazioni che riguardano dall'iter registrativo dei farmaci, la prima delle quali è che 'i biosimilari sono interesse dei pazienti e dei cittadini, perchè rientrano nella cultura della competizione e non dello spendere meno', alla sua sicurezza, con la richiesta che 'la post marketing surveillance deve essere sfruttata per sancire in via definitiva la sostituibilità tra i prodotti'. Il problema principale che si vede nella pratica evidenziato anche dal decalogo, ha spiegato Giuseppe Traversa, ricercatore dell'Istituto Superiore di Sanità, è proprio nello 'switch' da un farmaco al biosimilare. ''Spesso i clinici affermano che non si può cambiare in corsa una terapia - spiega l'esperto - ma in realtà dal 30 al 50% dei malati cronici cambia già terapia entro pochi anni senza che ci siano stati confronti di efficacia. Lo switch c'è già, non si capisce perchè non possa essere fatto con un biosimilare. L'importante, ma questo vale sia per i biosimilari che per l'originator, è continuare la sorveglianza post marketing nel tempo, mentre per i generici non c'è questa necessità''.

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