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Documento della Lega Italiana Lotta ai Tumori (L.I.L.T.)
Per la prevenzione oncologica nella Regione Lazio

Premessa
Il Comitato Tecnico Scientifico della LILT della Regione Lazio, visto il Piano Sanitario regionale 2009-2011, considerato l'allegato "E" Rete Oncologica, sente il diritto/dovere di formulare proposte per quel che concerne la prevenzione, considerata l'importanza decisiva che questa riveste nella complessa strategia antineoplastica.
Le proposte vogliono costituire un arricchimento clinico culturale, lungi da mero spirito di critica alla specifica parte del documento.

Considerato che nella nostra regione le patologie tumorali costituiscono la seconda causa di morte, che nel Lazio vengono diagnosticati 25.000 nuovi casi annui di neoplasia maligna, che il numero dei decessi è di circa 15.000 all'anno, è chiaro che la sfida contro il "male del secolo" è lontana dall'essere vinta. Bisogna inoltre riflettere che le persone viventi con diagnosi di tumore maligno sono 170.000 e che per circa 80.000 di loro si è reso necessario almeno un ricovero ospedaliero ordinario, senza considerare i ricoveri in Day-Hospital e le prestazioni ambulatoriali. I dati di incidenza e di mortalità cui si faceva cenno, definiscono le dimensioni sanitarie ed i riflessi economici del problema cancro ed identificano questa patologia come una emergenza sociale che richiede necessarie, concrete, soluzioni politiche. Chirurgia, radioterapia, chemioterapia,immunoterapia ed altre opzioni terapeutiche hanno cambiato in parte la storia naturale della malattia, eppure non sono state in grado di ridimensionare in modo decisivo il problema. Valutato che ancor oggi il lapalissiano non ammalare o sorprendere la malattia in una fase estremamente precoce è lo strumento per ridurre l'impatto delle neoplasie sulla salute dei cittadini ed anche sulle risorse economiche, è necessario dare alla prevenzione spazio e risorse organizzative per un efficace lotta contro il cancro.

Il CTS regionale della LILT è fermamente convinto che le campagne di informazione atte a contrastare stili di vita favorenti l'insorgere delle neoplasie sia il primo intervento fondamentale cui dar vita. Particolare attenzione deve essere posta ai fruitori del messaggio. Non è cioè assolutamente pensabile di rivolgersi esclusivamente agli adulti, in quanto coinvolgere i giovani significa far crescere una popolazione educata alla sfida e veicolare efficacemente le informazioni. La diagnosi "pre-clinica od anticipata" è il secondo strumento per porre argine alla malattia.

AZIONI

IL CTS della LILT della Regione Lazio propone che nel Piano Sanitario Regionale siano considerati gli strumenti necessari per una efficace politica di prevenzione.

Due sono le strade da percorrere :

a) divulgare quanto più possibile la consapevolezza che stili di vita corretti siano in grado di evitare di contrarre alcune patologie neoplastiche.

b) promuovere ed attuare una campagna di diagnosi precoce per sorprendere la malattia in una fase ancora guaribile.

Relativamente al punto a) - stili di vita occorre considerare quanto segue:
  • l' uso di tabacco è responsabile del 16% di incidenza annuale dei casi di tumore nei paesi sviluppati e del 30% dei relativi decessi. Le neoplasie dovute al tabagismo sono più numerose di quello che comunemente si pensa. Sono infatti legati a questa abitudine i tumori della cavità orale, dell'esofago,della laringe, del polmone, del pancreas e della vescica. Pur con minore incidenza rispetto alle forme tumorali succitate, il tabacco costituisce un fattore di rischio anche nei tumori dello stomaco, del rene, del fegato, della cavità nasale e della cervice uterina; L' esposizione indiretta al fumo, il cosiddetto fumo passivo, costituisce rischio anche se in misura minore dell'esposizione diretta. Bisogna ricordare alla cittadinanza che smettere di fumare è importante, ma è ancora più importante non iniziare, atteso che il rischio di tumore, una volta smesso di fumare diminuisce lentamente e non così velocemente come per le malattie cardio-vascolari. Questo messaggio deve raggiungere in modo chiaro soprattutto i giovani non fumatori.

  • L'alimentazione rappresenta un altro stile di vita da prendere in seria considerazione. Il rischio non è tanto dovuto ad un singolo alimento, quanto allo stile occidentale: abitualmente eccessivamente energetico, spesso troppo abbondante e povero in particolare di frutta e verdura. Bisogna tenere presente che dati incontrovertibili identificano la dieta quale seconda causa di rischio di tumore dopo il tabacco e che il sovrappeso e l'obesità giocano un ruolo importante nella etiologia delle neoplasie del seno, del colon-retto e dell'utero. A tal proposito la American Cancer Society suggerisce per ridurre il rischio: - seguire una dieta varia, ricca di frutta e verdura (almeno 5 porzioni di frutta o verdura al giorno) - mantenere un peso forma per tutta la vita (indice di massa corporea da 18,5 a 25 Kg/m2) - adottare uno stile di vita fisicamente attivo (attività moderata per 30 minuti o più, cinque giorni la settimana per gli adulti e 60 minuti o più per bambini e adolescenti), avendo l'attività fisica dimostrato la capacità di ridurre la possibilità di contrarre il cancro della mammella e del colon.

  • L'alcool assunto in eccesso promuove l'insorgere del cancro della cavità orale, del faringe, della laringe, dell'esofago, potendo peraltro favorire anche il tumore del fegato, della mammella, del colon.

  • Tra le occupazione lavorative quelle che comportano esposizione eccessiva al nichel, ai fungicidi e pesticidi contenenti arsenico, all'asbesto, sono rispettivamente causa di tumori polmonari, dei seni nasali e di mesoteliomi. Contatti prolungati con benzidina, beta-naftilammina (industria della gomma) favoriscono le neoplasie della vescica, mentre il benzene sembra poter avere un ruolo nell'insorgenza di leucemie e linfomi. E' altresì noto il ruolo di incidenza di una incauta esposizione ai raggi ultravioletti nella genesi dei tumori cutanei.

  • Alcune infezioni poi giocano un ruolo importante nella etiologia di varie neoplasie: - il Virus dell'Epatite B nel cancro del fegato, quello del papilloma nel cancro della cervice, l' helicobacter pilori nel cancro dello stomaco, l'HIV nei linfomi non Hodgkin e nel sarcoma di Kaposi, il Virus di Epstain- Barr nel linfoma di Burkitt.

    Tutto quanto esposto deve responsabilizzare la società civile ed impegnare la classe medica e quella politica ad una attenta opera di prevenzione. La fiducia nelle terapie, sicuramente ben riposta, non deve far abbassare la guardia, al contrario deve convincere i non malati a prevenire la malattia cancro nella consapevolezza che evitarlo è la migliore "strategia terapeutica".





    Relativamente al punto b) maggiore tempestività diagnostica possibile, la diagnosi pre-clinica, cioè posta in essere prima che la sintomatologia sveli la presenza di una neoplasia, rappresenta l'arma in più, spesso decisiva per la possibilità di guarigione, una volta che non è stato possibile prevenire il male. Oggi è verosimile sostenere che campagne di diagnosi "anticipata" possano aver successo nei tumori della mammella, del colon-retto, della cervice uterina, della prostata. In un futuro prossimo è ipotizzabile che altre neoplasie possono essere oggetto di simile strategie preventive.

    La LILT deve pertanto impegnarsi in attività di:
    1. divulgazione scientifica con campagne mirate alla correzione di stili di vita pericolosi.
    2. prevenzione secondaria attraverso una rete ambulatoriale gestita dalla LILT, coordinata con le strutture territoriali del Servizio Sanitario.

    In un approccio strategico contro le neoplasie, ferma restando l'importanza della rete onocologica, è pertanto assolutamente necessario valorizzare la prevenzione, primaria e secondaria, prevenzione che sola può essere in grado di garantire alla cittadinanza la possibilità di allontanare il rischio di ammalare o di poter guarire più facilmente e, particolare invero non secondario, di concorrere ad un migliore utilizzo delle risorse finanziarie del Servizio Sanitario. Occorre in altri termini occuparsi anche dei cittadini sani per evitare che si trasformino in malati.

    STRUMENTI

    Alla luce di quanto sinteticamente esposto appare sussistere una chiara indicazione ad operare in termine di: - modificazione del piano regionale della rete oncologica, inserendo la prevenzione quale primo atto terapeutico nella strategia antineoplastica; - pianificazione di un programma intensivo di educazione attraverso conferenze ed incontri interattivi; - organizzazione dell'attività di prevenzione secondaria facendo perno sui Dipartimenti oncologici di I e II livello; - garanzie ai pazienti circa la continuità assistenziale in ogni fase della loro malattia attraverso percorsi protetti, in particolare fuori della fase di ricovero con attenzione quindi alla tempestività ed alla qualità della assistenza domiciliare integrata o alla effettiva possibilità di fruizione degli Hospices.

    La LILT si propone come interlocutore affidabile per una integrazione organica delle sue strutture nel Servizio Sanitario, si da accrescere, attraverso intelligenti sinergie, l'offerta globale di prestazioni adeguate.


    Prof. Edmondo Terzoli
    Presidente della Sezione Laziale della Lega Italiana per la Lotta ai Tumori (L.I.L.T.)

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