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Ecco quali aree del cervello si attivano quando siamo travolti dal senso di colpa
Coinvolte la corteccia del cingolo anteriore e di quello posteriore: una scoperta che potrebbe facilitare lo sviluppo di terapie comportamentali mirate



Il senso di colpa "abita" in due differenti aree del cervello che riconoscono la diversità del problema. A seconda, cioè, che la trasgressione che crea rimorso riguardi solo il comune sentire (etico) senza creare danni a nessuno o che abbia effetti sugli altri (altruistico). È la scoperta di uno studio italiano, condotto a Roma dall'Irccs Fondazione Santa Lucia in collaborazione con l'Associazione di psicoterapia cognitiva. I risultati, già disponibili online, saranno pubblicati sulla rivista Human Brain Mapping. Da tempo è noto che le emozioni elementari - rabbia, tristezza, gioia e paura - sono associate all'attivazione di specifiche regioni cerebrali. Le emozioni più complesse come le emozioni sociali, tipiche del genere umano, sono state invece finora scarsamente indagate con metodi scientifici. Tra queste emozioni sociali c'è il senso di colpa con il quale ci confrontiamo ogni volta che, implicitamente o esplicitamente, siamo chiamati a operare scelte che possono incidere sulla vita altrui o su regole morali comuni.

L'ESPERIMENTO - Lo studio della Fondazione S. Lucia non ha solo un valore culturale. Il senso di colpa, oltre che per le sue implicazioni morali, è importante infatti anche dal punto di vista neurologico e riabilitativo: questo aspetto del più generale senso morale può venire alterato da lesioni cerebrali di varia natura (per esempio secondarie a traumi cranici, ischemie, tumori), inducendo nei pazienti significative trasformazioni del comportamento sociale. L'equipe della Fondazione Santa Lucia ha studiato con la risonanza magnetica funzionale un gruppo di soggetti sani, tra 21 e 38 anni, sottoposti a una serie di stimoli visivi in grado di evocare il senso di colpa nelle due forme. Successivamente, gli stessi stimoli sono stati somministrati a un nuovo campione di 22 volontari sani, con età uguale a quelli del gruppo precedente.






Tutti i soggetti sono stati impegnati in un compito di immedesimazione emotiva con il senso di colpa evocato da tali stimoli. Indipendentemente dalla tipologia etica o altruistica, l'analisi dei dati ha evidenziato un'attivazione selettiva di due aree cerebrali: la corteccia del cingolo anteriore e di quello posteriore. Si tratta di regioni notoriamente coinvolte in funzioni superiori di tipo cognitivo.






TERAPIE MIRATE - I ricercatori della Fondazione S. Lucia sono poi riusciti a identificare in maniera più precisa il coinvolgimento delle specifiche regioni cerebrali coinvolte nelle due tipologie di senso di colpa. Quella etica attiva l'insula, struttura fondamentale nell'esperienza di disgusto verso stimoli esterni e interni. Quella altruistica coinvolge prevalentemente la corteccia prefrontale mediale: un'area implicata in attività mentali di tipo pro-sociale, ossia legate all'interpretazione di stati d'animo e comportamenti altrui. «Modificazioni del senso morale sono frequenti in conseguenza di alcune lesioni cerebrali e di traumi cranici anche non gravi - evidenzia Carlo Caltagirone, coautore dello studio e direttore scientifico della Fondazione S. Lucia -, quindi la comprensione delle basi neurobiologiche del senso di colpa ci permette di migliorare gli interventi riabilitativi, cognitivi e comportamentali che rivolgiamo ai pazienti». In psichiatria, ricordano i ricercatori, «è già stato ipotizzato che alterazioni nell'elaborazione di specifici sensi di colpa possono contribuire a disturbi quali i comportamenti ossessivi e compulsivi oltre che alla depressione. Anche in questo caso, quindi, una più precisa comprensione del ruolo svolto dal senso di colpa potrà agevolare lo sviluppo di terapie comportamentali mirate».
(Corriere della sera)

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