CATEGORIA FARMACOTERAPEUTICA PSICOLETTICI E PSICOANALETTICI IN ASSOCIAZIONE.
INDICAZIONI E' indicato nel trattamento di vari disturbi mentali, sia reattivi sia endogeni, caratterizzati dalla coesistenza di ansia, tensione ed agit azione con depressione. Esso si e' rivelato utile nei disturbi psicone urotici e psicosomatici, nella sindrome da menopausa, nella depression e e ansia associate con malattie organiche, nell' alcoolismo acuto e c ronico, nella sindrome depressiva e maniacodepressiva, nelle reazioni schizofreniche, nelle psicosi involutive, nelle deviazioni sessuali e nei problemi del comportamento associati a deficienza mentale. Si dimo stra efficace nei pazienti con grave insonnia associata ad ansia e dep ressione.
CONTROINDICAZIONI/EFF.SECONDAR Ipersensibilita' al principio attivo o ad uno qualsiasi degli eccipien ti. Sono stati riferiti casi di allergenicita' crociata con altri farm aci a struttura chimica analoga. Glaucoma, aumento della pressione end o-oculare, ipertrofia prostatica, ritenzione urinaria sospetta o accer tata, miastenia grave, discrasia ematica, depressione del midollo osse o o danno epatico. La somministrazione e' controindicata in associazio ne a farmaci depressivi del S.N.C. (barbiturici, alcool etilico, narco tici, analgesici, antistaminici). Negli stati comatosi e nei gravi sta ti di depressione. Turbe della emopoiesi (evitare pertanto la somminis trazione contemporanea di farmaci potenzialmente leucopenizzanti). In pazienti con danno cerebrale sottocorticale presunto o accertato, con o senza danno ipotalamico, in quanto in tali pazienti puo' insorgere u na reazione ipertermica con temperature superiori ai 40C, talvolta non fino a 14 o 16 ore dalla somministrazione del farmaco. Utili per il t rattamento di tale reazione sono l'impacco di ghiaccio su tutto il cor po e la somministrazione di antipiretici. Onde evitare manifestazioni anche gravi, crisi iperpiretiche fino alle convulsioni, al coma ed all 'exitus, il prodotto non deve essere somministrato in associazione con gli IMAO, ne' prima che siano trascorse almeno 2 settimane dall'inter ruzione di un trattamento precedente con detti farmaci. Amitriptilina cloridrato non e' consigliata nel corso della fase acuta di ripresa do po infarto del miocardio.
POSOLOGIA Il dosaggio deve essere individualizzato secondo il particolare distur bo da trattare, la durata e la gravita' della malattia e la risposta d el paziente. Di solito e' sufficiente una compressa 3-4 volte al giorn o, generalmente sono necessari diversi giorni di trattamento per appre zzare in pieno l'attivita' terapeutica del preparato. Occorre tener pr esente che l'azione tranquillante si manifesta piu' rapidamente (2 o 3 giorni) di quella antidepressiva (1 settimana o piu'); pertanto i sin tomi di tensione e di ansieta' scompaiono assai prima della sintomatol ogia depressiva. Nei pazienti con grave irrequietezza ed agitazione ps icomotoria o insonnia persistente, e' consigliabile somministrare 1 o 2 compresse di Mutabon Forte la sera mezz'ora prima di coricarsi e le rimanenti compresse durante la giornata. Per raggiungere un effetto co mpleto occorrera' continuare il trattamento per diverse settimane; una volta ottenuto il controllo dei sintomi, il medico potra' gradualment e ridurre il dosaggio fino a stabilire la posologia individuale di man tenimento. La necessita' di continuare il trattamento deve essere riva lutata periodicamente. Alcuni pazienti, dopo un trattamento iniziale c on questo farmaco possono migliorare sufficientemente da richiedere un quantitativo di perfenazina inferiore ai 4 mg presenti; in tali casi si potra' continuare la terapia con Mutabon Antidepressivo che contien e solo 2 mg di perfenazina. A volte puo' invece essere necessario aggi ungere un ulteriore quantitativo di perfenazina nei casi in cui l'ansi a e l'eccitazione rappresentano il disturbo primario, per cui e' desid erabile un maggior effetto antipsicotico.
AVVERTENZE Il suo impiego in bambini di eta' inferiore a 12 anni non e' raccomand ato. In corso di trattamento con farmaci antipsicotici e' stato riport ato un complesso di sintomi, potenzialmente fatale, denominato sindrom e neurolettica maligna, con: iperpiressia, rigidita' muscolare, acines ia, disturbi vegetativi (irregolarita' del polso e della pressione art eriosa, sudorazione, tachicardia, aritmie); alterazioni dello stato di coscienza che possono progredire fino allo stupore e al coma. Il trat tamento consiste nel sospendere immediatamente la somministrazione dei farmaci antipsicotici e di altri farmaci non essenziali e nell'istitu ire una terapia sintomatica intensiva. In generale, occorre osservare le stesse precauzioni che si seguono durante la somministrazione singo la dei due componenti. Evitare una terapia concomitante con altri neur olettici. Alcuni degli effetti indesiderati della perfenazina tendono a comparire piu' frequentemente quando vengono somministrate dosi elev ate. Particolare attenzione va posta nel somministrare la perfenazina a pazienti affetti da feocromocitoma o da insufficienza mitralica, per gli eventuali effetti ipotensivi che si possono verificare, controlla bili peraltro con noradrenalina. L'effetto antiemetico della perfenazi na puo' mascherare i segni di iperdosaggio di altri farmaci o puo' ren dere piu' difficile la diagnosi di affezioni come l'ostruzione intesti nale, la sindrome di Reye, i tumori cerebrali o altre encefalopatie. P oiche' la perfenazina determina un aumento del livello plasmatico dell a prolattina, i prodotti contenenti fenotiazine devono essere usati co n opportuna attenzione nelle donne con neoplasia mammaria. Durante la fase post-operatoria in pochi pazienti in trattamento con fenotiazine si e' verificata aspirazione di vomito. I pazienti sottoposti a interv ento chirurgico che ricevono alte dosi di perfenazina, devono essere a ttentamente controllati per la possibile comparsa di fenomeni di ipote nsione. Inoltre, puo' rendersi necessaria la riduzione delle quantita' di anestetici o sedativi del sistema nervoso centrale (SNC). Usare co n cautela in soggetti esposti a temperature troppo alte o troppo basse in quanto le fenotiazine possono compromettere gli ordinari meccanism i di termoregolazione. Un significativo aumento della temperatura corp orea, non spiegabile altrimenti, puo' suggerire un'intolleranza alla p erfenazina; in tal caso, interrompere la terapia. Se insorgono discras ie ematiche o anormalita' nei valori di funzionalita' epatica, il trat tamento deve essere interrotto. Se i valori dell'azotemia (BUN) diveni ssero anormali, il trattamento deve essere interrotto. La perfenazina puo' aumentare lo stato di rigidita' muscolare in individui predispost i o gia' affetti da morbo di Parkinson o da forme Parkinson-simili, o da altri disturbi motori. Particolare cautela in tutti i casi seguenti : epilessia o fatti convulsivi, astinenza da alcool, nei cardiopazient i specie se anziani, arteriosclerosi cerebrale, storia di ritenzione u rinaria o di ostruzione intestinale o di stenosi pilorica, nefro od ep atopazienti gravi, ipertiroidei e in coloro che sono in corso di tratt amento con ormoni tiroidei, soggetti esposti ad alte temperature, dann o respiratorio, dovuto a infezioni polmonari acute o a disturbi respir atori cronici, come asma grave o enfisema. Il rischio di suicidio ed i l pericolo di sovradosaggio puo' aumentare nei pazienti che fanno abus o di alcool. Nei pazienti in terapia a lungo termine, devono essere pr esi in considerazione il possibile verificarsi di danno epatico, di de positi corneali o lenticolari, di alterazioni alla retina e di discine sia irreversibile. I pazienti devono essere attentamente controllati p er quanto riguarda gli effetti ematologici, specialmente fra la quarta e la decima settimana di terapia, per la comparsa improvvisa di mal d i gola o di altri segni di infezione. Se la conta dei globuli bianchi diminuisce e la conta differenziale mostra una significativa diminuzio ne dei granulociti, il farmaco deve essere interrotto e deve essere in iziata un'appropriata terapia. Tuttavia, un leggero abbassamento dei g lobuli bianchi non e' di per se' indicativo per l'interruzione del tra ttamento. Deve essere usato con cautela in pazienti con fattori di ris chio per stroke. Usare con cautela nei pazienti con malattie cardiovas colari o con storia familiare di prolungamento QT. Amitriptilina clori drato. Si raccomanda un intervallo di due settimane o piu' tra l'inter ruzione della somministrazione dell'inibitore delle MAO e l'inizio del trattamento al fine di permettere la guarigione dagli effetti dell'in ibitore delle MAO ed evitarne un possibile potenziamento. Tali farmaci , tra cui amitriptilina cloridrato, hanno provocato aritmie, tachicard ia sinusale e prolungamento dei tempi di conduzione, particolarmente s e somministrati ad alte dosi. Infarto del miocardio e ictus sono stati riportati con farmaci di questa categoria. Cautela nei pazienti con g laucoma ed aumentata pressione endoculare nonche' nei pazienti con rit enzione urinaria presente o anticipata, inpazienti ipertiroidei ovvero a soggetti sottoposti a trattamento con farmaci tiroidei. Nelle psico si maniaco-depressive, i pazienti depressi possono passare alla fase m aniacale se trattati con un agente antidepressivo triciclico. L'azione tranquillante puo' ridurre la possibilita' di comparsa di questo effe tto. Sono stati riportati sia innalzamenti che abbassamenti dei livell i di zucchero nel sangue. Ipotensione acuta grave si e' verificata con l'uso delle fenotiazine ed in particolare piu' facilmente in pazienti con insufficienza mitralica o feocromocitoma. In pazienti con feocrom ocitoma puo' insorgere ipertensione di rimbalzo. Generalmente, le feno tiazine, perfenazina inclusa, non provocano dipendenza psichica. Tutta via, a seguito dell'improvvisa interruzione di una terapia ad alto dos aggio, sono stati riferiti gastrite, nausea, vomito, vertigini, tremor i ed iperattivita' motoria. Studi suggeriscono che tali sintomi posson o essere ridotti con la somministrazione continuata di agenti antipark inson per alcune settimane dopo l'interruzione del trattamento con le fenotiazine. L'improvvisa interruzione della terapia con antidepressiv i triciclici a dosi elevate puo' provocare sintomi a cascata, tra cui malessere, brividi, coriza, dolore muscolare, cefalea, nausea, vomito, ansia, instabilita', capogiri e acatisia. Non adatto per i soggetti c on deficit di lattasi, galattosemia o sindrome da malassorbimento di g lucosio/galattosio.
INTERAZIONI La somministrazione concomitante di fenotiazine puo' potenziare gli ef fetti depressivi sul sistema nervoso centrale (SNC) di oppiacei, barbi turici o altri sedativi, antistaminici, anestetici, tranquillanti, alc ool (etanolo) e meperidina (e di altri analgesici oppiacei), per cui p uo' essere necessaria una riduzione delle dosi di questi agenti e biso gna evitare sovradosaggio. Analogamente, l'uso concomitante di questi prodotti puo' potenziare le fenotiazine. Usare con cautela in pazienti trattati con atropina o farmaci simili a causa di effetti additivi an ticolinergici ed anche in pazienti che saranno esposti a temperature e levate o insetticidi fosforo organici. Va somministrato con cautela in concomitanza a terapia antiipertensiva con reserpina, guanetidina, me tildopa, betabloccanti o composti simili. L'eventuale comparsa di ipot ensione puo' essere controllata con noradrenalina (non adrenalina, in quanto la sua attivita' e' antagonizzata dalla perfenazina). La sommin istrazione contemporanea di cimetidina puo' aumentare le concentrazion i plasmatiche di amitriptilina ed i relativi effetti anticolinergici. Gli antipsicotici possono provocare un aumento o una diminuzione dei l ivelli sierici di fenitoina. I barbiturici possono ridurre i livelli p lasmatici delle fenotiazine e le fenotiazine possono ridurre i livelli dei barbiturici. I livelli plasmatici di propranololo (farmaco blocca nte i recettori beta-adrenergici) e delle fenotiazine sono entrambi au mentati se i due farmaci vengono somministrati contemporaneamente. Gli antiacidi a base di sali di alluminio possono inibire l'assorbimento delle fenotiazine. Quando i neurolettici sono somministrati in concomi tanza con farmaci che prolungano il QT, il rischio di insorgenza di ar itmie cardiache aumenta. Non somministrare in concomitanza con farmaci che determinano alterazioni degli elettroliti. E' stato riportato che la somministrazione concomitante di farmaci antidepressivi triciclici e degli inibitori delle monoaminoossidasi (MAO) provoca reazioni simi li ad un avvelenamento da atropina con conseguenti crisi iperpiretiche , convulsioni e morte. A seguito della somministrazione per via orale dei due farmaci a dosaggio terapeutico sono stati riferiti iperpiressi a non fatale, ipertensione, tachicardia, confusione e convulsioni. L'u so concomitante di amitriptilina e anticolinergici o amine simpaticomi metiche, tra cui epinefrina associata ad anestetici locali, puo' incre mentare l'attivita' dell'amitriptilina o dell'amina simpaticomimetica. E’ stata riferita la comparsa di delirio transitorio con la combinazi one con elevate dosi di etcorvinolo. Il trattamento concomitante con a mitriptilina ed elettroshockterapia puo' aumentare i pericoli di tale trattamento che deve essere limitato ai soli pazienti per i quali sia assolutamente indispensabile. La combinazione di amitriptilina e guan etidina puo' antagonizzare l'effetto antipertensivo della guanetidina. I farmaci triciclici bloccano l'uptake dei neuroni adrenergici della guanetidina e dei composti con effetto simile. Non e' raccomandata la somministrazione concomitante di Mutabon compresse e guanetidina o com posti con effetto simile. L'impiego concomitante di amitriptilina, ant icolinergici o antistaminici puo' potenziarne gli effetti anticolinerg ici. L'uso concomitante di amitriptilina e agenti con azione depressiv a sul Sistema Nervoso Centrale (SNC), quali alcool, barbiturici, sedat ivi o analgesici oppiacei, puo' potenziare gli effetti depressori sul SNC, tra cui la depressione respiratoria. L'assunzione concomitante di amitriptilina e diazepam risulta in un aumento dell'emivita e dei liv elli plasmatici costanti dell'amitriptilina. L'uso concomitante di ami triptilina e reserpina puo' antagonizzare gli effetti della reserpina. L'uso concomitante di amitriptilina ed anticonvulsivanti puo' ridurre il controllo effettivo delle convulsioni nei pazienti epilettici. Sem bra che gli agenti triciclici possano agire da deboli induttori del me tabolismo del farmaco. Gli effetti anticolinergici degli antidepressiv i triciclici possono rallentare la motilita' gastrointestinale in modo tale da interferire con l'assorbimento di vari altri farmaci. Inoltre , il ritardato transito dallo stomaco puo' risultare nella inattivazio ne di farmaci quali levodopa e fenilbutazone. L'attivita' biochimica d ell'isoenzima citocromo P450 2D6 (debrisochina idrossilasi) che metabo lizza il farmaco e' ridotta in un sottogruppo della popolazione caucas ica non sono tuttavia disponibili stime affidabili sulla prevalenza de lla ridotta attivita' dell'isoenzima P450 2D6 nelle popolazioni asiati che, africane e altre. La fenotipizzazione prospettica dei pazienti an ziani prima del trattamento neurolettico permette di identificare i so ggetti a rischio di eventi avversi. I farmaci inibitori del citocromo P450 2D6 ne comprendono alcuni che non vengono metabolizzati dall'enzi ma (chinidina, cimetidina) e molti che sono dei substrati del P450 2D6 (molti altri antidepressivi, le fenotiazine e gli antiaritmici di tip o 1C propafenone e flecainide). Tutti gli inibitori selettivi del re-u ptake della serotonina (SSRI), come la fluoxetina, la sertralina e la paroxetina, inibiscono il P450 2D6, ma l'ampiezza di tale inibizione p uo' variare. La misura in cui le interazioni dei TCA con gli SSRI puo' porre problemi clinici dipende dal grado di inibizione e dalla farmac ocinetica degli SSRI coinvolti. L'uso concomitante di antidepressivi t riciclici e farmaci che possono inibire il citocromo P450 2D6 puo' ric hiedere dosi inferiori a quelle comunemente prescritte sia per gli ant idepressivi triciclici che per gli altri farmaci. Inoltre, laddove uno di questi altri farmaci viene eliminato dalla combinazione terapeutic a, potra' essere richiesta una dose maggiore di antidepressivo tricicl ico. I metaboliti urinari delle fenotiazine possono rendere le urine s cure, dando risultati falso-positivi per urobilinogeno, amilasi, uropo rfirine, porfobilinogeni e acido 5-idrossi-indolacetico. La principale alterazione elettrocardiografica osservata con amitriptilina consiste nell'appiattimento o nell'inversione delle onde T. Gli antidepressivi triciclici possono abbassare la soglia convulsiva e produrre quadri e lettroencefalografici anomali. La perfenazina puo' aumentare i livelli di iodio legati alle proteine plasmatiche senza causare tirotossicosi clinica. Poiche' le fenotiazine possono causare una diminuzione della secrezione adrenocorticoide come conseguenza di un diminuito rilascio di corticotropina, la perfenazina puo' interferire con il test al met irapone di funzionalita' ipotalamo-ipofisaria.
EFFETTI INDESIDERATI Perfenazina. I sintomi piu' comuni sono quelli extrapiramidali mentre altri sono meno frequenti (ad esempio, sedazione, ittero, discrasia em atica, convulsioni ed effetti sul sistema nervoso autonomo). Sistema n ervoso centrale. Reazioni extrapiramidali: opistotono, trisma, torcico llo, torcicollo spastico, dolore e intorpidimento agli arti, irrequiet ezza motoria, crisi oculogire, iperriflessia, distonia, inclusi protru sione, alterazione del colore, dolore e arrotolamento della lingua, sp asmo tonico dei muscoli masticatori, senso di costrizione alla gola, d izione confusa, disfagia, impossibilita' a star seduti, discinesia, pa rkinsonismo e atassia. Discinesia persistente tardiva. Altri effetti s ul sistema nervoso centrale. Edema cerebrale; anomalie delle proteine del fluido cerebrospinale; attacchi convulsivi, particolarmente in paz ienti con anomalie dell'EEC o con storia di tali disturbi, e cefalea. In pazienti trattati con farmaci neurolettici e' stata segnalata sindr ome neurolettica maligna (SNM). E' una sindrome relativamente non comu ne, potenzialmente letale, caratterizzata da grave disfunzione extrapi ramidale, accompagnata da rigidita' ed eventualmente stupor o coma, ip ertermia e disturbi autonomi, tra cui effetti cardiovascolari. Puo' su bentrare sonnolenza, soprattutto nel corso della prima o seconda setti mana di trattamento; dopo di che,solitamente, tale disturbo scompare. Gli effetti ipnotici sembrano essere minimi, specialmente in pazienti cui e' permesso rimanere attivi. Eventi avversi a livello comportament ale. Aggravamento paradosso di sintomi psicotici, stati simil-catatoni ci, reazioni paranoiche, letargia, eccitamento paradosso, irrequietezz a, iperattivita', confusione notturna, sogni bizzarri e insonnia. Iper riflessia e' stata riferita nel neonato quando una fenotiazina e' stat a somministrata nel corso della gravidanza. Effetti del sistema autono mo. Occasionalmente secchezza delle fauci o salivazione, nausea, vomit o, ritenzione gastrica, diarrea, anoressia, stipsi, stitichezza ostina ta, fecaloma, ritenzione urinaria, frequente bisogno di urinare o inco ntinenza, paralisi della vescica, poliuria, congestione nasale, pallor e, miosi, midriasi, visione offuscata, glaucoma, sudorazione, ipertens ione, ipotensione e alterata frequenza del polso. A seguito di terapia con fenotiazina puo' occasionalmente verificarsi ileo adinamico che, se grave, puo' causare complicanze e decesso. Cio' e' particolarmente preoccupante nei pazienti psichiatrici che possono non richiedere spon taneamente di essere trattati per tale condizione. Effetti allergici. Occasionalmente si possono verificare orticaria, eritema, eczema, derm atite esfoliativa, prurito, fotosensibilita', asma, febbre, reazioni a nafilattoidi ed edema della laringe. Edema angioneurotico e dermatite da contatto sono stati riferiti nel personale infermieristico che ha s omministrato le fenotiazine. In casi estremamente rari, l'idiosincrasi a individuale ovvero l'ipersensibilita' alle fenotiazine hanno causato edema cerebrale, collasso circolatorio e decesso. Effetti endocrini. Lattazione, galattorrea, moderato ingrossamento mammario nelle donne e ginecomastia negli uomini dopo dosi elevate, disturbi del ciclo mestr uale, amenorrea, alterazioni della libido, inibizione dell'eiaculazion e, iperglicemia, ipoglicemia, glicosuria, sindrome della secrezione in appropriata dell'ormone antidiuretico (ADH). Effetti cardiovascolari. Ipotensione posturale, tachicardia (specialmente con improvviso marcat o aumento del dosaggio), bradicardia, arresto cardiaco, svenimento e c apogiri. Alterazioni non specifiche (effetto simil-chinidinico), solit amente reversibili, dell'ECG sono state osservate in alcuni pazienti s ottoposti a trattamento con tranquillanti fenotiazinici. I seguenti ef fetti indesiderati sono stati osservati con altri farmaci della stessa classe: casi rari di prolungamento del QT, aritmie ventricolari come torsione di punta, tachicardia ventricolare, fibrillazione ventricolar e ed arresto cardiaco. In pazienti sottoposti a trattamento con fenoti azine e' stata occasionalmente riferita morte improvvisa. In alcuni ca si, il decesso era dovuto apparentemente ad arresto cardiaco; in altri , la causa sembrava essere asfissia dovuta ad insufficienza del rifles so della tosse. In alcuni pazienti non e' stato possibile determinare la causa di morte ne' stabilire se la morte fosse da attribuire alla f enotiazina. Effetti ematologici. Agranulocitosi, eosinofilia, leucopen ia, anemia emolitica, porpora trombocitopenica e pancitopenia. Effetti epatici. Puo' insorgere danno epatico (stasi biliare). L'ittero - che compare solitamente tra la seconda e la quarta settimana di trattamen to - e' considerato come una reazione di ipersensibilita'. Altri effet ti. Particolari fattori collegati alla terapia a lungo termine compren dono: pigmentazione cutanea, soprattutto nelle aree esposte; alterazio ni oculari che consistono nel deposito di fine sostanza particellare n ella cornea e nel cristallino e che, nei casi piu' gravi, arrivano a o pacita' del cristallino a forma stellare; cheratopatie epiteliali; alt erazioni retiniche; retinopatia pigmentaria. Sono stati osservati inol tre: edema periferico; effetto epinefrinico inverso; aumento della PBI non attribuibile ad un aumento della tirossina; gonfiore parotideo (r aro); iperpiressia; Sindrome simile al lupus eritematoso sistemico; au mento dell'appetito e del peso; polifagia; fotofobia; debolezza muscol are. Amitriptilina cloridrato. Sebbene con i farmaci antidepressivi, i nclusa l'amitriptilina cloridrato, sia stata riferita l'attivazione di una schizofrenia latente, essa puo' essere evitata in alcuni casi con il farmaco, grazie all'effetto antipsicotico della perfenazina. Alcun i esempi di convulsioni epilettiformi sono stati riferiti in pazienti schizofrenici cronici nel corso di trattamento con amitriptilina clori drato. Con l'impiego di un antidepressivo triciclico si dovranno prend ere in considerazione le seguenti reazioni avverse: Effetti allergici. Rash, prurito, orticaria, fotosensibilizzazione, edema del volto e de lla lingua. Effetti anticolinergici. Secchezza delle fauci, visione of fuscata, disturbi dell'accomodazione, stipsi, ileo paralitico, ritenzi one urinaria, dilatazione delle vie urinarie. Effetti cardiovascolari. Ipotensione, ipertensione, tachicardia, palpitazioni, infarto del mio cardio, aritmie, blocco cardiaco, ictus. Effetti sul sistema nervoso c entrale e neuromuscolari. Stati confusionali, disturbi della concentra zione, disorientamento, fissazioni, allucinazioni, eccitazione, nervos ismo, ansia, agitazione, insonnia, incubi notturni, sordita', formicol io e parestesia alle estremita', neuropatia periferica, mancanza di co ordinazione, atassia, tremori, convulsioni, alterazioni nell'EEG, sint omi extrapiramidali, tinnito. Effetti sul sistema endocrino. Rigonfiam ento dei testicoli e ginecomastia nel maschio, ingrossamento del seno
GRAVIDANZA E ALLATTAMENTO Dovrebbe essere utilizzato nel corso della gravidanza, accertata o pre sunta, e nel corso dell'allattamento, solo se i benefici potenziali pe r la madre giustificano i rischi potenziali per il feto od il bambino. La perfenazina viene escreta rapidamente nel latte materno e potrebbe causare effetti indesiderati nel neonato allattato al seno. L'amitrip tilina e' stata misurata nel latte umano. La sicurezza di impiego nel corso dell'allattamento non e' stata stabilita; quindi, nel somministr are il farmaco alle madri che allattano e' necessario valutare i possi bili benefici rispetto ai possibili rischi per la madre ed il bambino.
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