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PARMODALIN 25CPR RIV 10MG 1MG

 Monografia di PARMODALIN 25CPR RIV 10MG 1MG
  
  CATEGORIA FARMACOTERAPEUTICA
  Psicolettico e psicoanalettico in associazione.

  INDICAZIONI
  Trattamento sintomatico delle forme depressive gravi. Depressioni reat
  tive nelle quali non e' indicata o e' risultata inefficace l'elettrosh
  ock terapia.

  CONTROINDICAZIONI/EFF.SECONDAR
  Non deve essere somministrato a pazienti affetti da vasculopatie cereb
  rali accertate o sospette, da malattie cardiovascolari, da feocromocit
  oma, da ipertensione arteriosa o con un'anamnesi di cefalee. Inoltre e
  ' controindicato in pazienti di eta' superiore ai 60 anni perche' a qu
  esta eta' sono statisticamente frequenti alterazioni cerebrovascolari.
  Non deve essere usato nei pazienti epatopatici o con anamnesi di epat
  opatia pregressa o con prove funzionali epatologiche alterate. Non dev
  e pure essere somministrato in presenza di alterazioni della crasi ema
  tica con segni di depressione midollare.

  POSOLOGIA
  Consigliato nei soli casi di grave depressione mentale nei quali non e
  ' indicata l'elettroshock terapia o nei quali quest'ultima, applicata,
  e' risultata inefficace e dopo il fallimento di tutti gli altri tratt
  amenti provati in precedenza. La posologia media consigliabile e' di u
  na compressa rivestita 1-2 volte al giorno per una settimana. Ottenuta
  una risposta soddisfacente attenersi ad una dose di mantenimento di u
  na compressa rivestita al mattino. In ogni caso la dose massima giorna
  liera non deve superare le 3 compresse rivestite (corrispondenti a 30
  mg di tranilcipromina). Nel trattamento di pazienti anziani la posolog
  ia deve essere attentamente stabilita dal medico che dovra' valutare u
  na eventuale riduzione dei dosaggi sopraindicati.

  AVVERTENZE
  In casi di ipersensibilita' nei confronti di farmaci fenotiazinici (ad
  es. discrasie ematiche, ittero) non debbono essere nuovamente sommini
  strati farmaci di questo tipo. I pazienti sottoposti a trattamento con
  PARMODALIN, in considerazione delle caratteristiche dell'associazione
  e dei farmaci in essa contenuti, devono essere avvertiti: di consulta
  re immediatamente il medico non appena osservino la comparsa di cefale
  a o di altri sintomi anormali; di attenersi strettamente alla dieta ch
  e verra' prescritta dal medico affinche' da essa rimangano esclusi gli
  alimenti sopraccitati; di non assumere bevande alcooliche; di non far
  e uso di prodotti contro il raffreddore o la febbre da fieno, ne' di p
  reparazioni dimagranti od anoressizzanti che contengano sostanze attiv
  e sulla pressione arteriosa; di evitare attivita' che richiedano parti
  colare attenzione (guida di veicoli, lavori alle macchine). Nei pazien
  ti depressi deve essere presa in considerazione la possibilita' che l'
  uso del medicamento determini tendenza al suicidio e quindi devono ess
  ere prese tutte le precauzioni al riguardo. Non e' giustificata una fi
  ducia eccessiva nel fatto che il trattamento farmacologico possa preve
  nire tentativi di suicidio, in quanto, nonostante l'associazione con l
  a rifluoperazina, puo' trascorrere del tempo tra l'istituzione della t
  erapia e la comparsa del suo effetto con un aumento iniziale dell'ansi
  a e dell'agitazione; inoltre alcuni pazienti non rispondono al trattam
  ento o rispondono solo temporaneamente. E' da tenere presente che gli
  inibitori delle M.A.O. possono sopprimere il dolore anginoso per cui v
  iene a mancare un segnale di ischemia miocardica. Nei pazienti con ins
  ufficienza renale devono essere adottate le usuali misure precauzional
  i tenendo conto del fatto che in tale condizione patologica esiste la
  possibilita' di accumulo. E’ raccomandabile cautela nel trattamento di
  pazienti epilettici. Alcuni inibitori delle M.A.O. danno luogo a cris
  i ipoglicemiche in pazienti diabetici in trattamento con insulina o co
  n ipoglicemizzanti orali. L'associazione con altri psicofarmaci richie
  de particolare cautela e vigilanza da parte del medico ad evitare inat
  tesi effetti indesiderabili da interazione. In corso di trattamento co
  n farmaci antipsicotici e' stato riportato un complesso di sintomi, po
  tenzialmente fatale, denominato Sindrome Neurolettica Maligna. Manifes
  tazioni cliniche di tale sindrome sono: iperpiressia, rigidita' muscol
  are, acinesia, disturbi vegetativi (irregolarita' del polso e della pr
  essione arteriosa, sudorazione, tachicardia, aritmie); alterazioni del
  lo stato di coscienza che possono progredire fino allo stupore ed al c
  oma. Il trattamento della S.N.M. consiste nel sospendere immediatament
  e la somministrazione dei farmaci antipsicotici e di altri farmaci non
  essenziali e nell'istituire una terapia sintomatica intensiva (partic
  olare cura deve essere posta nel ridurre l'ipertermia e nel correggere
  la disidratazione). Qualora venisse ritenuta indispensabile la ripres
  a del trattamento con antipsicotici, il paziente deve essere attentame
  nte monitorato. Poiche' in pazienti trattati con trifluoperazina e' st
  ata osservata anche ipotensione, deve essere evitata la somministrazio
  ne del medicamento per via parenterale od in alte dosi nei pazienti co
  n affezioni del sistema cardiovascolare. Poiche' e' stato descritto ch
  e alcuni derivati della fenotiazina possono causare retinopatie, il tr
  attamento deve essere interrotto se l'esame oftalmoscopico o del campo
  visivo dimostrano alterazioni della retina. Analogo comportamento dev
  e essere osservato nei pazienti anginosi che rispondono sfavorevolment
  e alla terapia per un aumento del dolore. Con la somministrazione prol
  ungata di alte dosi del medicamento deve essere tenuta presente la pos
  sibilita' di un effetto di accumulo con gravi sintomi vasomotori od a
  carico del sistema nervoso centrale. In studi clinici randomizzati ver
  sus placebo condotti in una popolazione di pazienti con demenza tratta
  ti con alcuni antipsicotici atipici e' stato osservato un aumento di c
  irca tre volte del rischio di eventi cerebrovascolari. Il meccanismo d
  i tale aumento del rischio non e' noto. Non puo' essere escluso un aum
  ento del rischio per altri antipsicotici o in altre popolazioni di paz
  ienti. Deve essere usato con cautela in pazienti con fattori di rischi
  o per stroke. Usare con cautela nei pazienti con malattie cardiovascol
  ari o con una storia famigliare di prolungamento QT. Evitare una terap
  ia concomitante con altri neurolettici. La depressione e' associata ad
  aumentato rischio di pensieri suicidari, autolesionismo e suicidio (s
  uicidio/eventi correlati). Tale rischio persiste fino a che si verific
  hi una remissione significativa. Poiche' possono non verificarsi migli
  oramenti durante le prime settimane di trattamento o in quelle immedia
  tamente successive, i pazienti devono essere attentamente controllati
  fino ad avvenuto miglioramento. E' esperienza clinica in generale che
  il rischio di suicidio puo' aumentare nelle prime fasi del miglioramen
  to. Quando si trattano pazienti con disturbi depressivi maggiori si de
  vono osservare le stesse precauzioni seguite durante il trattamento di
  pazienti con altre patologie psichiatriche. Pazienti con anamnesi pos
  itiva per comportamento o pensieri suicidari, o che manifestano un gra
  do significativo di ideazione suicidaria prima dell'inizio del trattam
  ento, sono a rischio maggiore di ideazione suicidaria o di tentativi d
  i suicidio, e devono essere attentamente controllati durante il tratta
  mento. La terapia farmacologia con antidepressivi deve essere associat
  a ad una stretta sorveglianza dei pazienti, in particolare di quelli a
  d alto rischio, pecialmente nelle fasi iniziali del trattamento e dopo
  cambiamenti di dose. I pazienti (o chi si prende cura di loro) dovreb
  bero essere avvertiti della necessita' di monitorare e di riportare im
  mediatamente al proprio medico curante qualsiasi peggioramento del qua
  dro clinico, l'insorgenza di comportamento o pensieri suicidari o di c
  ambiamenti comportamentali.

  INTERAZIONI
  Durante il trattamento non devono essere somministrati: altri inibitor
  i delle M.A.O. o derivati della benzodiazepina poiche' con l'uso di si
  mili associazioni possono manifestarsi crisi ipertensive o convulsive;
  simpaticomimetici comprese le anfetamine, la fenfluramina, la fenilpr
  opanolamina. Infatti sembra che durante il trattamento con la tranilci
  promina alcuni pazienti siano particolarmente vulnerabili agli effetti
  dei farmaci simpaticomimetici poiche' l'attivita' di certi enzimi ris
  ulta inibita. L'uso contemporaneo di PARMODALIN e simpaticomimetici in
  genere (metildopa, dopamina, levodopa, triptofano) puo' determinare i
  pertensione, cefalea ed altri sintomi correlati; armaci che abbiano co
  munque un effetto deprimente sul sistema nervoso centrale compresi i n
  arcotici e l'alcool poiche' sono stati descritti spiccati effetti di p
  otenziamento; farmaci anti-ipertensivi, diuretici, anti-istaminici, se
  dativi o anestetici. Durante la somministrazione, devono essere esclus
  i dalla dieta i formaggi e tutti gli altri alimenti ad alto contenuto
  di tiramina (crema acida, vino Chianti, Sherry, birra, aringhe salate,
  fegato, fichi secchi, uva passa, cioccolato, salsa piccante, fave, es
  tratto di lievito, carne intenerita artificialmente), in quanto posson
  o comparire crisi ipertensive di notevole gravita'. Ove si intenda pas
  sare dal trattamento con PARMODALIN a quello con altri inibitori della
  M.A.O. o con benzodiazepina, o viceversa, e' necessario che tra un tr
  attamento e l'altro intercorra almeno una settimana e che, durante la
  prima settimana, si adottino dosaggi convenientemente ridotti dei farm
  aci suddetti (meta' delle dosi normali per la tranilcipromina). Quando
  i neurolettici sono somministrati in concomitanza con farmaci che pro
  lungano il QT il rischio di insorgenza di aritmie cardiache aumenta. N
  on somministrare in concomitanza con farmaci che determinano alterazio
  ni degli elettroliti.

  EFFETTI INDESIDERATI
  Le piu' importanti reazioni al trattamento con tranilcipromina sono ra
  ppresentate dalle crisi ipertensive con esito a volte mortale. Queste
  crisi sono caratterizzate dalla seguente sintomatologia: cefalea occip
  itale con irradiazione frontale, palpitazioni, rigidita' e dolorabilit
  a' del collo, nausea, vomito, sudorazione (talora con febbre, brivido,
  sudorazione fredda) e fotofobia. Possono essere presenti bradicardia
  o tachicardia, extrasistolia, dolore costrittivo del torace e midriasi
  . Sono stati descritti casi di emorragia intracranica con emiparesi ed
  emiplegia eccezionalmente a decorso mortale, associate con aumento de
  lla pressione arteriosa. Per questo motivo in corso di trattamento la
  pressione arteriosa deve essere attentamente controllata per poterne v
  alutare qualsiasi variazione. Il trattamento deve essere interrotto im
  mediatamente se compaiono palpitazioni o cefalee insistenti poiche' qu
  esti sintomi possono rappresentare i prodromi di una crisi ipertensiva
  . Nel caso essa compaia, si deve sospendere il trattamento. Occorre in
  oltre istituire immediatamente una terapia ipotensiva evitando l'uso d
  i reserpina per via parenterale. Durante il trattamento si puo' anche
  avere ipotensione arteriosa. I sintomi dell'ipotensione ortostatica so
  no stati osservati piu' comunemente, ma non esclusivamente, in pazient
  i con pre-esistente ipertensione. Con l'interruzione del trattamento i
  valori pressori ritornano, in genere, ai livelli di partenza. Con dos
  i di tranilcipromina superiori a 30 mg pro die il piu' frequente effet
  to secondario e' l'ipotensione che puo' dar luogo a sincope. L'aumento
  del dosaggio giornaliero deve quindi essere piu' graduale nei pazient
  i che, fin dall'inizio della terapia, mostrino tendenza all'ipotension
  e. Quando la tranilcipromina, e' somministrata contemporaneamente a de
  rivati della fenotiazina o ad altri farmaci che possano causare ipoten
  sione, deve essere presa in considerazione l'eventualita' di un potenz
  iamento dell'effetto ipotensivo. In corso di trattamento con tranilcip
  romina sono stati talora descritti: irrequietezza, insonnia, debolezza
  , secchezza delle fauci, nausea, diarrea, dolori addominali, stipsi, t
  achicardia, anoressia, edemi, disturbi della vista, impotenza e, piu'
  raramente, epatopatie, eruzioni cutanee. Acufeni, spasmi e tremori mus
  colari, parestesia, ritenzione urinaria sono stati descritti cosi' ecc
  ezionalmente per cui non e' stato possibile attribuirne la comparsa al
  la tranilcipromina. Anche in questi casi, la riduzione del dosaggio gi
  ornaliero determina, in genere, la regressione della sintomatologia co
  llaterale, la quale si presenta piu' raramente in considerazione della
  combinazione della tranilcipromina con la trifluoperazina. Tuttavia,
  gradi piu' rilevanti di sovradosaggio o una ipersensibilita' individua
  le alla tranilcipromina possono determinare un'accentuazione degli eff
  etti indesiderabili che giungono in casi gravi ad agitazione, confusio
  ne mentale, incoerenza, ipotensione, crisi ipotensive precedute da cef
  alea grave ed accompagnate in casi rari da fibrillazione mioclonica co
  n iperpiressia e, talora, con rigidita' generalizzata e coma. In quest
  i casi si impongono gli interventi piu' appropriati, come lavanda gast
  rica, somministrazione di ipotensivi nei pazienti con cefalea ed ipert
  ensione, di barbiturici nei casi di reazioni miocloniche (tenendo pres
  ente che l'effetto dei barbiturici puo' essere prolungato dalla sommin
  istrazione contemporanea di PARMODALIN) e l'istituzione delle comuni m
  isure anti-shock.In pazienti trattati con trifluoperazina sono stati d
  escritti casi di agranulocitosi, trombocitopenia, pancitopenia, anemia
  , ittero di tipo colestatico, altre alterazioni a carico dell'epatocit
  a. Altri effetti indesiderati connessi con l'uso di trifluoperazina po
  ssono essere sonnolenza, vertigini, reazioni ed eruzioni cutanee, secc
  hezza delle fauci, insonnia, amenorrea, affaticabilita', debolezza mus
  colare, anoressia, galattorrea, alterazioni della vista, reazioni neur
  omuscolari extrapiramidali. Questi ultimi sintomi sono stati riferiti
  con frequenza significativa negli psicopazienti ospedalizzati. Essi po
  ssono essere caratterizzati da "rigidita' motoria" od essere di tipo "
  distonico o parkinsoniano". Secondo la loro gravita', si rende necessa
  rio ridurre il dosaggio giornaliero del medicamento o sospendere la so
  mministrazione; nel caso di una ripresa del trattamento si deve prescr
  ivere un dosaggio ridotto. Se i sintomi extrapiramidali si verificano
  in bambini ed in gestanti, la terapia deve essere interrotta definitiv
  amente. Nei casi piu' gravi occorre istituire un trattamento adeguato
  ed adottare tutte le altre misure necessarie quali quelle di sorveglia
  re attentamente lo stato della ventilazione polmonare e lo stato d'idr
  atazione. In molti casi per la risoluzione dei sintomi sono sufficient
  i dei barbiturici somministrati per idonea via d'introduzione. Nei cas
  i piu' gravi puo' farsi luogo alla somministrazione di farmaci antipar
  kinsoniani, eccettuato il levodopa, che producono di norma la risoluzi
  one rapida della sintomatologia. Devono essere adottate tutte le altre
  misure del caso, quali quelle di sorvegliare adeguatamente lo stato d
  ell vie aeree e lo stato d'idratazione. In alcuni pazienti, specialmen
  te anziani e di sesso femminile, a seguito di trattamenti prolungati,
  puo' manifestarsi, come con altri farmaci antipsicotici e talora dopo
  l'interruzione della terapia, una "discinesia tardiva persistente" a
  volte irreversibile. La sindrome e' caratterizzata da movimenti ritmic
  i involontari della lingua, del volto, della bocca, delle guance che t
  alora possono accompagnarsi ad analoghi movimenti delle estremita'. No
  n si conosce alcun trattamento efficace per questa sindrome; i farmaci
  antiparkinsoniani in genere non ne risolvono la sintomatologia. E' st
  ato quindi suggerito di interrompere ogni trattamento antipsicotico no
  n appena si presentino inconvenienti del genere e, particolarmente, ov
  e compaia uno speciale movimento vermicolare della lingua che si ritie
  ne possa rappresentare il primo sintomo della discinesia. Sono stati o
  sservati con il prodotto o altri farmaci della stessa classe casi rari
  di prolungamento del QT, aritmie ventricolari come torsione di punta,
  tachicardia ventricolare, fibrillazione ventricolare ed arresto cardi
  aco. Casi molto rari di morte improvvisa.

  GRAVIDANZA E ALLATTAMENTO
  L'uso di ogni farmaco durante la gravidanza, l'allattamento e nelle do
  nne in eta' feconda deve essere condizionato dall'attenta considerazio
  ne del rapporto fra il beneficio che ci si attende dalla somministrazi
  one del farmaco stesso ed il possibile rischio per la madre e per il b
  ambino. Gli studi sulla riproduzione degli animali hanno dimostrato ch
  e la tranilcipromina passa nel feto di ratta attraverso la barriera pl
  acentare ed inoltre si ritrova nel latte della cagna nutrice. Non e' s
  tata finora dimostrata l'assenza di effetti nocivi della tranilcipromi
  na e della trifluoperazina somministrate durante i periodi della gravi
  danza e della lattazione, sulla fertilita' e sullo sviluppo post-natal
  e degli animali trattati.

SCHEDA TECNICA di PARMODALIN 25CPR RIV 10MG 1MG
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