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TRILAFON 20CPR RIV 2MG

  Monografia di TRILAFON 20CPR RIV 2MG
  
  CATEGORIA FARMACOTERAPEUTICA
  Fenotiazine con struttura piperazinica.

  INDICAZIONI
  Nel trattamento delle schizofrenie, degli stati paranoidi e della mani
  a. Nelle psicosi tossiche (amfetamine, LSD, cocaina, etc.). Nelle sind
  romi mentali organiche accompagnate da delirio. Nei disturbi d'ansia s
  e particolarmente gravi e resistenti alla terapia con ansiolitici tipi
  ci. Nella depressione se accompagnata da agitazione e delirio, per lo
  piu' in associazione con antidepressivi. Nel vomito e nel singhiozzo i
  ncoercibile. Nel trattamento dei dolori intensi generalmente in associ
  azione con analgesici stupefacenti.

  CONTROINDICAZIONI/EFF.SECONDAR
  Ipersensibilita' al principio attivo o ad uno qualsiasi degli eccipien
  ti: stati comatosi specie quelli causati da sostanze ad azione depress
  iva sul sistema nervoso centrale (alcool, barbiturici, oppiacei, ecc.)
  ; pazienti con sospetto o riconosciuto danno cerebrale sottocorticale;
  gravi stati di depressione; discrasie ematiche; affezioni epatiche. L
  a sicurezza d'impiego del prodotto nei soggetti di eta' inferiore a 12
  anni non e' stata stabilita, per cui l'uso nei bambini non e' raccoma
  ndato.

  POSOLOGIA
  Il dosaggio deve essere individualizzato a seconda della gravita' del
  caso e della risposta al farmaco. E' sempre consigliabile tuttavia ric
  orrere alla dose minima efficace, poiche' le pur rare manifestazioni c
  ollaterali presentano un aumento di frequenza e di gravita' proporzion
  ale all'aumento del dosaggio. La necessita' di continuare il trattamen
  to deve essere rivalutata periodicamente. A titolo esemplificativo si
  propone il seguente schema: Via orale: Per il trattamento di pazienti
  ambulatoriali (adulti e giovani di eta' superiore a 12 anni) il dosagg
  io medio e' di 4-8 mg tre volte al giorno ovvero di 8-16 mg due volte
  al giorno. Nei pazienti ospedalizzati la usuale dose orale di perfenaz
  ina e' di 8-16 mg 2-4 volte al di' ovvero di 8-32 mg due volte al di'.
  In ogni caso non bisogna superare per via orale i 64 mg di perfenazin
  a al giorno. L'azione antiemetica si ottiene con dosaggi medi di 8-12
  mg suddivisi durante la giornata. Via parenterale: tale via e' indicat
  a nei casi in cui si desidera un rapido effetto terapeutico. La dose m
  edia e' di 1-2 fiale da 5 mg al di' ad un intervallo di almeno 6 ore.
  La dose massima e' 15 mg nei pazienti ambulatoriali e 30 mg in quelli
  ospedalizzati. Nei casi di assoluta urgenza le fiale possono essere in
  iettate per via endovenosa previa diluizione in acqua distillata o in
  soluzione fisiologica nella proporzione 1:9. Nel trattamento dei pazie
  nti anziani la posologia deve essere attentamente stabilita dal medico
  che dovra' valutare una eventuale riduzione dei dosaggi sopraindicati
  .

  AVVERTENZE
  Gli effetti sulla crasi ematica debbono essere particolarmente seguiti
  tra la quarta e la dodicesima settimana di trattamento. L'esordio di
  una discrasia puo' essere tuttavia improvviso e quindi la comparsa di
  manifestazioni infiammatorie a carico della bocca e delle prime vie ae
  ree deve essere seguita immediatamente da opportuni controlli ematolog
  ici. A seguito di brusca interruzione di una terapia con alte dosi pos
  sono comparire gastrite, nausea, vomito, vertigini, tremori, irrequiet
  ezza motoria. Studi suggeriscono che tali sintomi possono essere ridot
  ti con la somministrazione continuata di agenti antiparkinson per alcu
  ne settimane dopo l'interruzione del trattamento con le fenotiazine. S
  peciale attenzione va posta nei pazienti con depressione psichica, ovv
  ero durante la fase maniacale delle psicosi cicliche, per la possibili
  ta' di un rapido cambiamento del tono dell'umore verso la depressione.
  L'effetto antiemetico dei fenotiazinici puo' mascherare i segni di ip
  erdosaggio di altri farmaci o puo' rendere piu' difficile la diagnosi
  di concomitanti affezioni specie del tratto digerente o del sistema ne
  rvoso centrale come l'ostruzione intestinale, i tumori cerebrali, la s
  indrome di Reye. Per questo motivo tali sostanze debbono essere usate
  con prudenza in associazione ad antiblastici che a dosi tossiche posso
  no provocare vomito. I neurolettici determinano un aumento del livello
  plasmatico della prolattina con possibili effetti sugli organi bersa
  glio. Nei pazienti trattati con neurolettici si puo' sviluppare discin
  esia tardiva. I pazienti piu' anziani sono maggiormente a rischio dell
  a malattia. Sia il rischio di sviluppare la sindrome che la possibilit
  a' che essa divenga irreversibile aumentano con la durata del trattame
  nto e con la dose totale cumulativa di neurolettici somministrata al p
  aziente. Comunque, sebbene meno frequentemente, la sindrome puo' svilu
  pparsi anche dopo periodi relativamente brevi di terapia con basse dos
  i. Se il trattamento neurolettico viene eliminato, la discinesia tardi
  va puo' avere una remissione, parziale o completa. Il trattamento neur
  olettico di per se puo' comunque sopprimere (o eliminare parzialmente)
  i segni e i sintomi della sindrome, e pertanto mascherare l'avanzare
  della malattia. Se in un paziente appaiono i segni e i sintomi della d
  iscinesia tardiva, si deve considerare di sospendere il farmaco. Comun
  que, alcuni pazienti possono necessitare del trattamento anche in pres
  enza della sindrome. Le fenotiazine aumentano lo stato di rigidita' mu
  scolare in individui affetti dal morbo di Parkinson o forme simili o d
  a altri disturbi motori. La perfenazina puo' abbassare la soglia delle
  convulsioni in soggetti predisposti. Deve essere utilizzata con prude
  nza in situazioni di astinenza da alcool e in soggetti con patologia c
  onvulsiva. Se il paziente e' in trattamento con farmaci anticonvulsiva
  nti, puo' essere necessario un aumento della dose di tali farmaci quan
  do vengono utilizzati unitamente. In corso di trattamento con farmaci
  antipsicotici e' stato riportato un complesso di sintomi, potenzialmen
  te fatale, denominato sindrome neurolettica maligna. Il trattamento de
  lla SNM consiste nel sospendere immediatamente la somministrazione dei
  farmaci antipsicotici e di altri farmaci non essenziali e nell'istitu
  ire una terapia sintomatica intensiva (particolare cura deve essere po
  sta nel ridurre l'ipertermia e nel correggere la disidratazione). Qual
  ora venisse ritenuta indispensabile la ripresa del trattamento con ant
  ipsicotici, il paziente deve essere attentamente monitorato. Se si man
  ifesta ipotensione, non si deve somministrare epinefrina, poiche' la s
  ua azione e' bloccata e parzialmente invertita dalla perfenazina. Se o
  ccorre un vasopressore utilizzare la norepinefrina. Ipotensione acuta
  e grave si e' verificata con l'uso di fenotiazine, in particolar modo
  in pazienti con insufficienza mitralica o feocromocitoma. Come per tut
  ti i derivati della fenotiazina, la perfenazina non deve essere utiliz
  zata indiscriminatamente. Alcuni degli effetti indesiderati della perf
  enazina tendono a comparire piu' frequentemente quando vengono sommini
  strate dosi elevate. I pazienti in trattamento con fenotiazine debbono
  evitare l'eccessiva esposizione alla luce solare ricorrendo, se neces
  sario, all'uso di speciali creme protettive. Usare con cautela in sogg
  etti esposti a temperature troppo alte o troppo basse in quanto le fen
  otiazine possono compromettere gli ordinari meccanismi di termoregolaz
  ione. Un aumento della temperatura corporea, non diversamente spiegabi
  le, puo' suggerire l'esistenza di intolleranza alla perfenazina; in ta
  l caso il prodotto deve essere sospeso. Pazienti, prossimi ad un inter
  vento chirurgico, trattati con dosi elevate di fenotiazine, devono ess
  ere attentamente controllati per possibili fenomeni ipotensivi. Evitar
  e una terapia concomitante con altri neurolettici. Durante la fase pos
  t-operatoria in pochi pazienti in trattamento con fenotiazine si e' ve
  rificata aspirazione di vomito. Anche se non e' stata stabilita una re
  lazione causale, questa possibile evenienza deve essere tenuta in cons
  iderazione durante la gestione postperatoria. Usare con cautela in paz
  ienti trattati con atropina o simili a causa degli effetti anticoliner
  gici additivi e anche in pazienti che saranno esposti a temperatire pa
  rticolarmente alte o a insetticidi fosforo-organici. Deve essere evita
  to l'uso di alcool, in quanto potrebbe potenziare gli effetti del farm
  aco, compresa ipotensione. Poiche' le fenotiazine influiscono su molte
  funzioni organiche, il loro uso sicuro ed efficace richiede un pretra
  ttamento e periodici test di laboratorio, soprattutto durante trattame
  nti ad alte dosi o prolungati. Periodicamente devono essere controllat
  i la conta dei globuli rossi e la funzionalita' epatica e renale. Se c
  'e' il sospetto che il farmaco induca effetti cardiovascolari, deve es
  sere fatto un elettrocardiogramma. Usare con cautela nei pazienti con
  malattie cardiovascolari o con storia familiare di prolungamento QT. L
  'uso di fenotiazine in pazienti con ridotta funzionalita' renale richi
  ede cautela. Utilizzare con cautela in pazienti con insufficienza resp
  iratoria dovuta ad infezioni polmonari, o con patologie respiratorie c
  roniche quali asma grave o enfisema. Deve essere tenuta presente la po
  ssibilita' di danno epatico, depositi corneali e lenticolari e di disc
  inesia irreversibile. La possibilita' di suicidio nei pazienti depress
  i perdura durante il trattamento e fino a remissione significativa dei
  sintomi. Deve essere usato con cautela in pazienti con fattori di ris
  chio per stroke. La fiala contiene sodio metabisolfito; tale sostanza
  puo' provocare in soggetti sensibili e particolarmente contengono latt
  osio non sono quindi adatte per i soggetti con deficit di lattasi, gal
  attosemia o sindrome da malassorbimento di glucosio/galattosio.

  INTERAZIONI
  Tenuto conto delle loro proprieta' fondamentali, le fenotiazine posson
  o variamente interferire con numerosi gruppi di farmaci. Tra questi: S
  ostanze che deprimono il sistema nervoso centrale: barbiturici, ansiol
  itici, anestetici, antistaminici, meperidina ed altri analgesici oppia
  cei. In caso di associazione usare cautela per evitare sovradosaggio e
  controllare accuratamente il paziente per evitare una eccessiva sedaz
  ione o depressione centrale. Anticonvulsivanti: per il noto effetto de
  lle fenotiazine sulla soglia convulsiva, nei soggetti epilettici puo'
  rendersi necessario un aggiustamento della terapia specifica. Il rispe
  ttivo dosaggio dei farmaci in caso di associazione deve essere accurat
  amente determinato essendo possibile, tra l'altro, che le fenotiazine
  riducano il metabolismo della fenilidantoina, accentuandone la tossici
  ta', e che i barbiturici, al pari di altri induttori enzimatici a live
  llo microsomiale, possano accentuare il metabolismo delle fenotiazine.
  Occorre usare cautela in caso di somministrazione concomitante di per
  fenazina e fenitoina. Gli antipsicotici possono provocare un aumento o
  una diminuzione dei livelli sierici di fenitoina. Litio: raramente l'
  associazione con fenotiazine ha deterMinato un'encefalopatia acuta. An
  tiipertensivi: tenuto conto degli effetti delle fenotiazine sul sistem
  a nervoso autonomo e sulla pressione, l'interazione con farmaci usati
  nella terapia dell'ipertensione puo' essere variabile. In particolare
  le fenotiazine possono antagonizzare gli effetti della guanetidina e f
  armaci simili. Questa interazione puo' essere meno grave con la perfen
  azina che con altre fenotiazine. Se e' noto l'antagonimo con guanetidi
  na, puo' essere opportuno aumentare la dose di guanetidina o sostituir
  la con un altro farmaco antiipertensivo. D'altro canto, l'uso concomit
  ante di fenotiazine con metildopa e beta-bloccanti, utilizzati nell'ip
  ertensione, puo' potenziare l'effetto ipotensivo, per cui le fenotiazi
  ne devono essere somministrate con cautela nei pazienti in trattamento
  con questi farmaci per evitare eccessiva ipotensione. Anticolinergici
  : l'associazione di fenotiazine e farmaci parasimpaticolitici richiede
  cautela in quanto puo' favorire la comparsa di caratteristici effetti
  collaterali. Farmaci ad attivita' leucopenizzante: le fenotiazine non
  debbono essere associate a fenilbutazone, derivati tiouracilici ed al
  tri farmaci potenzialmente mielotossici per l'effetto sinergico depres
  sivo sulla crasi ematica. Metrizamide: tale sostanza aumenta il rischi
  o di convulsioni da fenotiazine. E' necessario quindi sospendere la te
  rapia almeno 48 ore prima di un esame mielografico e la somministrazio
  ne non deve essere ripresa prima di 24 ore dall'esecuzione di questo.
  Alcool: e' sconsigliabile l'assunzione di alcool durante la terapia, i
  n quanto puo' facilitare gli effetti collaterali centrali da fenotiazi
  ne. Levodopa: gli effetti di tale sostanza sono specificamente antagon
  izzati dalle fenotiazine; per questo motivo le fenotiazine devono esse
  re evitate o usate con cautela nei soggetti con morbo di Parkinson. An
  tiacidi: evitare l'ingestione del prodotto assieme ad antiacidi o altr
  e sostanze che possono ridurre l'assorbimento delle fenotiazine. Altri
  tipi di interazioni. I metaboliti urinari delle fenotiazine possono i
  mpartire una colorazione scura alle urine e dare risposte falsamente p
  ositive ai test dell'urobilinogeno, dell'amilasi, delle uroporfirine,
  dei porfobilinogeni e dell'acido 5-idrossi-indolacetico. Poiche' le fe
  notiazine possono causare una diminuzione della secrezione adrenocorti
  coide come conseguenza di un diminuito rilascio di corticotropina, la
  perfenazina puo' interferire con il test al metirapone di funzionalita
  ' ipotalamo-ipofisaria. Nelle pazienti in trattamento con fenotiazine
  il test di gravidanza effettuato sulle urine puo' fornire risultati si
  a falsi positivi che falsi negativi. I pazienti trattati con dosi tera
  peutiche di fenotiazine possono mostrare variazioni del tracciato elet
  trocardiografico, come allungamento dell'intervallo QT, accompagnato d
  a estensione, riduzione e depressione dell'onda T. A dosaggi piu' alti
  puo' insorgere un abbassamento e un'inversione dell'onda T. Quando i
  neurolettici sono somministrati in concomitanza con farmaci che prolun
  gano il QT, il rischio di insorgenza di aritmie cardiache aumenta. Non
  somministrare in concomitanza con farmaci che determinano alterazioni
  degli elettroliti. Farmaci metabolizzati dal Citocromo P450 2D6 L'att
  ivita' biochimica dell'isoenzima citocromo P450 2D6 (debrisochina idro
  ssilasi) che metabolizza il farmaco e' ridotta in un sottogruppo della
  popolazione caucasica (circa il 7-10% della popolazione caucasica e'
  composta da soggetti detti “scarsi metabolizzatori”); non sono tuttavi
  a disponibili stime affidabili sulla prevalenza della ridotta attivita
  ' dell'isoenzima P450 2D6 nelle popolazioni asiatiche, africane e altr
  e. Gli “scarsi metabolizzatori” presentano concentrazioni plasmatiche
  di antidepressivi triciclici (tricyclic antidepressants, TCA) piu' ele
  vate di quanto atteso, dopo somministrazione di dosaggi usuali. A seco
  nda della frazione del farmaco metabo-lizzata dal P450 2D6, l'aumento
  della concentrazione plasmatica puo' essere minimo o abbastanza elevat
  o (pari a 8 volte l'aumento dell'AUC plasmatica dell'antidepressivo tr
  iciclico). Inoltre, alcuni farmaci inibiscono l'attivita' di questo is
  oenzima e rendono i soggetti metabolizzatori normali simili agli scars
  i metabolizzatori. Un individuo stabile ad un dato dosaggio di TCA puo
  ' sviluppare una fortissima tossicita' se viene sottoposto a terapia c
  oncomitante con uno di detti farmaci inibitori. I farmaci inibitori de
  l citocromo P450 2D6 ne comprendono alcuni che non vengono metabolizza
  ti dall'enzima (chinidina, cimetidina) e molti che sono dei substrati
  del P450 2D6 (molti altri antidepressivi, le fenotiazine e gli antiari
  tmici di tipo 1C propafenone e flecainide). Tutti gli inibitori selett
  ivi del re-uptake della serotonina (SSRI), come la fluoxetina, la sert
  ralina e la paroxetina, inibiscono il P450 2D6, ma l'ampiezza di tale
  inibizione puo' variare. La misura in cui le interazioni dei TCA con g
  li SSRI puo' porre problemi clinici dipende dal grado di inibizione e
  dalla farmacocinetica degli SSRI coinvolti. Ciononostante, occorre cau
  tela nella somministrazione combinata di TCA e qualsiasi SSRI e anche
  nel passaggio da una categoria di farmaci all'altra. Particolarmente i
  mportante il fatto che debba trascorrere un tempo sufficiente prima di
  iniziare il trattamento con TCA in un paziente che abbia interrotto l
  'assunzione di fluoxetina. L'uso concomitante di antidepressivi tricic
  lici e farmaci che possono inibire il citocromo P450 2D6 puo' richiede
  re dosi inferiori a quelle comunemente prescritte sia per gli altri fa
  rmaci.

  EFFETTI INDESIDERATI
  Gli effetti collaterali osservati sono stati lievi e transitori. Dopo
  trattamento con perfenazina per uso parenterale sono una rara evenienz
  a capogiri o significativa ipotensione. Non tutti gli eventi avversi r
  iportati in seguito sono stati riferiti con l'uso di Trilafon; tuttavi
  a, a causa delle analogie farmacologiche tra i vari derivati delle fen
  otiazine e' necessario considerarli singolarmente. Con il gruppo delle
  piperazine (a cui appartiene la perfenazina) i sintomi piu' comuni so
  no quelli extrapiramidali mentre altri sono meno frequenti (ad esempio
  , sedazione, ittero, discrasia ematica, convulsioni ed effetti sul sis
  tema nervoso autonomo). Reazioni extrapiramidali opistotono, trisma, t
  orcicollo, torcicollo spastico, dolore e intorpidimento agli arti, irr
  equietezza motoria, crisi oculogire, iperriflessia, distonia, inclusi
  protrusione, alterazione del colore, dolore e arrotolamento della lin
  gua, spasmo tonico dei muscoli masticatori, senso di costrizione alla
  gola, dizione confusa, disfagia, impossibilita' a star seduti, discine
  sia, parkinsonismo e atassia. I sintomi extrapiramidali possono solita
  mente essere controllati con l'uso concomitante di agenti anti-parkins
  oniani, quali benzatropina mesilato, e/o con la riduzione del dosaggio
  . Tuttavia, in alcuni casi le reazioni extrapiramidali possono persist
  ere dopo l'interruzione del trattamento con perfenazina. Come con tutt
  i gli agenti antipsicotici, la discinesia tardiva puo' comparire in al
  cuni pazienti in terapia a lungo termine ovvero puo' insorgere dopo l'
  interruzione del trattamento. Sebbene il rischio sembri maggiore negli
  anziani, specialmente nelle donne, trattati con alte dosi di farmaco,
  tale fenomeno puo' anche verificarsi in pazienti di ambo i sessi e ne
  i bambini. I sintomi sono persistenti ed in alcuni pazienti sembrano i
  rreversibili. Sebbene molto meno comunemente che con l'uso prolungato,
  questa sindrome puo' svilupparsi dopo periodi di trattamento relativa
  mente brevi e a basse dosi. Qualora insorgessero questi sintomi, si su
  ggerisce di interrompere il trattamento con tutti gli agenti antipsico
  tici. La sindrome potrebbe venire nascosta qualora fosse necessario is
  tituire nuovamente il trattamento, aumentare il dosaggio o passare ad
  un altro agente antipsicotico. Lievi movimenti vermicolari della lingu
  a possono essere un segno precoce della sindrome. Interrompendo il tra
  ttamento in questo momento, la sindrome completa potrebbe non sviluppa
  rsi. Edema cerebrale; anomalie delle proteine del fluido cerebrospinal
  e; attacchi convulsivi, particolarmente in pazienti con anomalie dell'
  EEC o con storia di tali disturbi, e cefalea. In pazienti trattati con
  farmaci neurolettici e' stata segnalata sindrome neurolettica maligna
  (SNM). Non esiste alcun trattamento specifico; la somministrazione de
  l farmaco neurolettico dovrebbe essere interrotta immediatamente e si
  dovrebbe iniziare un trattamento di supporto intensivo idoneo. Se dopo
  la guarigione dalla SNM per il paziente e' richiesto un trattamento c
  on farmaci antipsicotici, e' consigliabile un monitoraggio cautelativo
  , in quanto la SNM potrebbe ripresentarsi. Puo' subentrare sonnolenza,
  soprattutto nel corso della prima o seconda settimana di trattamento;
  dopo di che,solitamente, tale disturbo scompare. Gli effetti ipnotici
  sembrano essere minimi, specialmente in pazienti cui e' permesso rima
  nere attivi. Aggravamento paradosso di sintomi psicotici, stati simil-
  catatonici, reazioni paranoiche, letargia, eccitamento paradosso, irre
  quietezza, iperattivita', confusione notturna, sogni bizzarri e insonn
  ia. Iperriflessia e' stata riferita nel neonato quando una fenotiazina
  e' stata somministrata nel corso della gravidanza. Occasionalmente se
  cchezza delle fauci o salivazione, nausea, vomito, ritenzione gastrica
  , diarrea, anoressia, stipsi, stitichezza ostinata, fecaloma, ritenzio
  ne urinaria, frequente bisogno di urinare o incontinenza, paralisi del
  la vescica, poliuria, congestione nasale, pallore, miosi, midriasi, vi
  sione offuscata, glaucoma, sudorazione, ipertensione, ipotensione e al
  terata frequenza del polso. Significativi effetti autonomi sono risult
  ati poco frequenti in pazienti trattati con meno di 24 mg di perfenazi
  na al giorno. A seguito di terapia con fenotiazina puo' occasionalment
  e verificarsi ileo adinamico che, se grave, puo' causare complicanze e
  decesso. Cio' e' particolarmente preoccupante nei pazienti psichiatri
  ci che possono non richiedere spontaneamente di essere trattati per ta
  le condizione. Occasionalmente si possono verificare orticaria, eritem
  a, eczema, dermatite esfoliativa, prurito, fotosensibilita', asma, feb
  bre, reazioni anafilattoidi ed edema della laringe. Edema angioneuroti
  co e dermatite da contatto sono stati riferiti nel personale infermier
  istico che ha somministrato le fenotiazine. In casi estremamente rari,
  l'idiosincrasia individuale ovvero l'ipersensibilita' alle fenotiazin
  e hanno causato edema cerebrale, collasso circolatorio e decesso. Latt
  azione, galattorrea, moderato ingrossamento mammario nelle donne e gin
  ecomastia negli uomini dopo dosi elevate, disturbi del ciclo mestruale
  , amenorrea, alterazioni della libido, inibizione dell'eiaculazione, i
  perglicemia, ipoglicemia, glicosuria, sindrome della secrezione inappr
  opriata dell'ormone antidiuretico (ADH). Ipotensione posturale, tachic
  ardia (specialmente con improvviso marcato aumento del dosaggio), brad
  icardia, arresto cardiaco, svenimento e capogiri. Talvolta l'effetto i
  potensivo puo' provocare una condizione simile allo shock. Alterazioni
  non specifiche (effetto simil-chinidinico), solitamente reversibili,
  dell'ECG sono state osservate in alcuni pazienti sottoposti a trattame
  nto con tranquillanti fenotiazinici. I seguenti effetti indesiderati s
  ono stati osservati con altri farmaci della stessa classe: casi rari d
  i prolungamento del QT, aritmie ventricolari come torsione di punta, t
  achicardia ventricolare, fibrillazione ventricolare ed arresto cardiac
  o. In pazienti sottoposti a trattamento con fenotiazine e' stata occas
  ionalmente riferita morte improvvisa. In alcuni casi, il decesso era d
  ovuto apparentemente ad arresto cardiaco; in altri, la causa sembrava
  essere asfissia dovuta ad insufficienza del riflesso della tosse. In a
  lcuni pazienti non e' stato possibile determinare la causa di morte ne
  ' stabilire se la morte fosse da attribuire alla fenotiazina. Agranulo
  citosi, eosinofilia, leucopenia, anemia emolitica, porpora trombocitop
  enica e pancitopenia. La maggior parte dei casi di agranulocitosi sono
  avvenuti tra la quarta e la decima settimana di terapia. Puo' insorge
  re danno epatico (stasi biliare) solitamente reversibile, tuttavia e'
  stato registrato ittero cronico.

  GRAVIDANZA E ALLATTAMENTO
  Non somministrare nel corso del primo trimestre di gravidanza. Nell'ul
  teriore periodo, il prodotto deve essere somministrato solo quando rit
  enuto essenziale e comunque sempre sotto il diretto controllo del medi
  co. Poiche' le fenotiazine vengono escrete rapidamente nel latte mater
  no, deve essere presa la decisione se interrompere l'allattamento o il
  farmaco, tenendo in considerazione l'importanza della terapia per la
  madre.

SCHEDA TECNICA di TRILAFON 20CPR RIV 2MG
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