Ricordarsi che la consultazione del Medico è doverosa
STIPSI (STITICHEZZA):
Definizioni, cause, epidemiologia Benchè la si possa definire come l’associazione di un rallentamento del transito a livello colo-rettale con meno di tre evacuazioni a settimana - e quindi come compattezza eccessiva delle feci - , sul piano pratico la definizione di stitichezza è spesso legata a una percezione soggettiva del problema, con particolare riguardo al suo impatto sulla propria vita quotidiana.
La stipsi può essere considerata come problema non solo medico ma anche sociale: ne soffre cronicamente dal 5 al 10 per cento della popolazione adulta e il 20 per cento di quella anziana, e otto persone su dieci riferiscono la pregressa comparsa di tale disturbo in alcuni periodi della propria vita. Più colpito, inoltre, risulta il sesso femminile e nelle classi socio-economiche meno agiate.
La stitichezza può essere anche l’effetto indesiderato di numerosi farmaci quali antidepressivi, ansiolitici, antiacidi e sali di ferro impiegati per la cura di un’anemia.
Manifestazioni E' fondamentale capire se nel contesto specifico la stipsi è da considerarsi un semplice sintomo isolato o una vera malattia. A tale scopo è utile verificare in primo luogo:
abitudini alimentari (una dieta troppo raffinata e quindi povera di scorie, per esempio, è molto frequente),
stile di vita (sedentarietà)
eventuali anomalie osservate nelle ultime settimane/mesi (diminuzione del peso, calo dell'appetito, febbre e così via). Un ulteriore aspetto da considerare è la presenza di altri sintomi associati alla stipsi, come ad esempio il riscontro di tensione e dolore alla defecazione.
La forma più comune di stipsi è correlata a due elementi:
la scarsa assunzione di fibre (l'apporto consigliato in un adulto sano è di almeno 30 grammi al giorno, pari a un buon piatto di insalata), determinata per lo più dall'esigenza di pasti rapidi e dal ricorso a cibi precotti; la soluzione da proporre è quindi un'alimentazione ricca di cereali integrali, crusca, legumi, frutta fresca e verdura o l'assunzione degli opportuni preparati a base di fibre. E' importante però ricordare di incrementare gradualmente la dose di fibre (5 grammi a settimana) per evitare disturbi intestinali quali il meteorismo e la flatulenza eccessiva;
lo stato di ansia legato allo stress quotidiano, che impedisce tra l'altro il mantenimento di una sana regolarità della proprie abitudini: a prescindere dal fatto che l'intestino è anche una frequente sede di somatizzazione (la defecazione ha infatti anche un significato psichico di interazione con l'ambiente), l'attività peristaltica finisce per essere inibita dalla volontà dello stesso individuo, costretto a adeguarsi ai ritmi frenetici della società moderna.
Provvedimenti e possibilità di prevenzione I lassativi sono i farmaci di gran lunga più utilizzati. Ma accanto ad essi tornano utili anche alcuni consigli:
Non reprimere lo stimolo della defecazione
Fissare un'ora prestabilita del giorno per la defecazione
Favorire il riflesso gastrocolico mattutino (cioè la naturale "attivazione" dell'attività intestinale) con una colazione abbondante o l'assunzione di un bicchiere d'acqua fresca
Assumere circa 2 litri di acqua al giorno
Praticare regolarmente attività fisica, che mantiene attivi tono muscolare e circolazione sanguigna
Per quanto riguarda la prevenzione è utile aumentare l'apporto alimentare di fibre vegetali (crusca, frumento, mucillagini), la cui quantità ottimale è di 30 grammi al giorno contro i 12-15 normalmente assunti.
Possibili complicanze A parte il disagio soggettivo, la stitichezza, soprattutto negli anziani, può innescare a sua volta numerosi disturbi:
formazione di fecalomi, cioè masse addominali palpabili, dovute all'accumulo di feci e tali, in certi casi, da favorire perfino episodi occlusivi
comparsa di emorroidi e conseguenti sanguinamenti, che a loro volta tendono a inibire il riflesso della defecazione, innescando così un circolo vizioso;
predisposizione al prolasso della mucosa anale e alla comparsa di sovrainfezioni locali.
Nota:
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